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( a cura dell'Ing. GIUSEPPE FASCIONE e-mail gfascione@aeriegroup.com)



 

 

Pubblicato su MODELLISMO n. 31.

" Quale e' il miglior Aereo per imparare ? "

Ho costruito molti modelli, da quando ho iniziato la mia vita aeromodellistica, alla meta' degli anni '50; parecchi non esistono piu', distrutti, persi, regalati, venduti ( ebbene si', anche venduti ! )... Della mia produzione piu' recente, 23 sono ancora in giro, tutti efficienti e pronti al volo, con il loro motore, ruote, serbatoio etc. Solo la ricevente ed i servi mancano, ma sembra proprio che debbano spiccare il volo da un momento all'altro. Sono sparsi dappertutto, in casa, in ufficio, in garage, in soffitta... E' facile comprendere come, in questa situazione, chiunque venga a trovarmi, per qualunque motivo, prima di andarsene non possa evitare di farmi le due domande piu' sentite in vita mia : " Quanto costa cominciare ? " e " Quale e' il modello piu' indicato ? ".

La risposta alla prima domanda non e' poi cosi' difficile, almeno in termini di ordine di grandezza; occorre parlare un po', dare qualche spiegazione di base, dire come sia possibile passare motore e radio da un modello ad un altro, e si puo' quindi arrivare ad un numero magico. La seconda risposta e' un po' piu' complicata, perche' ci sono troppe variabili in gioco, tra cui le preferenze personali e la propria esperienza passata. A proposito di esperienza, io costruisco da piu' di 35 anni, ormai, ed ho fatto volare piu' o meno qualunque cosa compresa tra un motoveleggiatore con un motore da 0,8cc ed un acrobatico da gara con un motore da 10cc. Ed io, come ho cominciato ? Che tipo di Addestratore ho usato ? Cosa era di moda a quel tempo ?

Se la memoria non mi falla, ho fatto praticamente tutto da solo, un po' di Volo Libero e Volo Vincolato all'inizio, e poi, all'inizio degli anni '60, Radiocomando ! E' senz'altro eccitante dire Radiocomando, anche se in verita' quello che si riusciva ad ottenere a quel tempo, e se tutto andava per il verso giusto, era di " costringere " alla virata un modello a Volo Libero, trimmato per andare dritto ! I modelli di quel tempo erano veramente auto-stabili, con un sacco di diedro, piani di coda generosamente dimensionati, ben distanti dall'ala: volavano per conto proprio, salivano sotto motore e planavano tranquillamente a motore spento. Tra l'altro, questa cosa del volare per conto proprio non era per niente rara, dato che tutti i componenti del sistema avevani i loro punti deboli! Ricordo ancora quando un sabato pomeriggio il mio Satellit della Graupner ( che era praticamente il Live Wire di Hal de Bolt ) se ne ando' via tranquillamente, per conto proprio, essendosi rotto l'elastico che dava energia allo scappamento.... Le prime ricerche furono infruttuose, e quella notte non dormii molto. Il giorno dopo, di buon mattino, con un gruppo di amici ( tutti in bicicletta: nessuno di noi aveva la macchina, a quel tempo ) ci dirigemmo nuovamente al campo di volo e battemmo la zona, palmo a palmo. Prima di mezzogiorno ritrovammo finalmente il Satellit, perfettamente integro, senza neanche uno sgraffio nella carta, in mezzo ad un campo, sulle sue ruote, che ci aspettava per un nuovo volo !

Il mio Addestratore preferito fu un modello allora molto famoso a Pisa, la mia citta': si chiamava GRILLO ( Fig. 1 ), ed era un tipico Ala Alta di 120cm di Apertura Alare, 20cm di corda, profilo piano-convesso, tipo Clark Y. L'ala, il piano di coda orizzontale, il carrello ed il castello motore ( MOVO, in alluminio piegato ) erani tutti collegati con elastici alla fusoliera. Usavamo una radio monocanale della Graupner, con servocomandi ad elastico della O.S. o della Babcock per comandare il timone di direzione. Fui particolarmente fortunato, quando i miei genitori mi fecero quel fantastico regalo, di avere una delle prima riceventi completamente transistorizzate, che quindi richiedeva solo 6v per funzionare ! Fino ad allora, anche le riceventi, e non solo le trasmittenti, avevano le loro brave valvole ( almeno una ! ), e questo comportava il non piccolo inconveniente di doversi portare a bordo dell'aereo una pila da 6v ed una pila da 45V. Potete immaginare il risparmio in peso ottenibile con le nuova tecnologia ! Inoltre la nuova ricevente era molto piu' stabile delle precedenti, e non era necessario tararla tutte le volte che si andava a volare. Sembra quasi impossibile, al giorno d'oggi, abituati come siamo a caricare le batterie, accendere la radio, mettere in moto e ... via, siamo gia' per aria. A quel tempo era normale, arrivati sul campo, munirsi di un piccolo cacciavite di plastica e fare grandi passeggiate, con la fusoliera in una mano ed il cacciavite nell'altra, ed ogni 50 metri fare grandi segni al compagno con la trasmittente, per cercare di catturare al meglio il debole segnale che veniva trasmesso !

Eravamo un gruppetto di appassionati, tutti ugualmente inesperti. Il Doppio Comando non era ancora stato inventato, e d'altra parte nessune ne sapeva veramente piu' degli altri; la cosa buona era appunto che i modelli volavano da soli, e se si riusciva a non esagerare con il tempo motore, la cosa peggiore che poteva capitare era di fare una lunga passeggiata per recuperare il modello. Non avevamo controllo del motore, che andava a pieno regime finche' c'era miscela, con il modello che continuava a salire anche se lentamente: in questo modo non si perdeva troppa quota in una larga virata, c'era sempre modo di riacquistare quota di sicurezza, e con qualche giro di vite si poteva acquistare velicita' sufficiente per fare uno o piu' loopings !

Finita la miscela, il modello planava come un veleggiatore, ed abituandosi al rateo di discesa si riusciva anche ad atterrare piuttosto vicini. Un modo molto semplice per ottenere fino ad un minuto di funzionamento per un motore da 1,5cc come usavamo noi era ( e lo e' tutt'ora ! ) quello di inserire tra il tubetto di uscita del serbatoio e la presa al carburatore parecchie decine di centimetri ( anche un metro ) di tubetto per la miscela. All'inizio bisognava girare a mano lentamente l'elica in modo da far aspirare al motore carburante, e riempire quindi il tubetto; si avviava poi il motore, si carburava e quando si era pronti al decollo si staccava il tubetto dal serbatoio. La miscela contenuta in quello strano " Serbatoio Ausiliario " era sufficiente per fare quota, qualche giro sul campo, e poi eravamo pronti per un atterraggio di precisione. Niente di speciale ne' complicato, ma estremamente funzionale !

Il tempo passava, ed io crebbi in eta', esperienza, cilindrata motore e numero di canali: a sedici anni avevo sempre un'Ala Alta, ma di un metro e 40 di apertura alare, con un G-20/23 e comando sul direzionale, sul profondita' e sul motore. A 18 andavo a tutta birra con un ST .60 R/C montato su un'Ala Bassa di Giancarlo Ricci ( gia' pluri-Campione Italiano di Velocita' in VVC ), usando una delle prime radio proporzionali apparse in Italia, una PCS di Cliff Weirick che avevo avuto in regalo direttamente dagli Stati Uniti.

Bene, tutto bello fin qui, ma in definitiva " Qual e' il miglior addestratore ? ".

Per me la risposta e' semplice e scontata : " Una piattaforma, un aeroplano, cioe', facile a costruirsi ( non sappiamo quante volte andra' riparato ), dal volo lento e maestoso, che dia la possibilita' a chi pilota di correggere almeno due o tre errori, fatti uno dopo l'altro ! ".

Tanto per cominciare, cercate un modello ad Ala Alta, di almeno un metro e mezzo di Apertura Alare, almeno 35 decimetri quadrati di superficie, profilo piano-convesso, pesante meno di due chili. Questo tipo di specifica e' quella di un classico modello moderno che monta un cosidetto " .40 ", ovvero un 6,5cc di cilindrata: sono disponibili in tutte le forme ed in tutte le salse, in disegno, scatola di montaggio, solo da ricoprire, solo da assemblare, e chi piu' ne ha piu' ne metta ( Fig. 2 ). L'unica accortezza che raccomando e' quella di verificare il peso, che sia giustamente contenuto : i " Ferri da Stiro " non volano affatto bene, e sono dei pessimi addestratori !

Se avete una buona vista potreste usare anche un aereo un po' piu' piccolo con un motore da 4cc ( .25 ) o addirittura da 2,5cc ( .15 ). Ci sono parecchi motori di queste cilindrate in giro, economici, affidabili, che possono tirare trnquillamente un modello di un metro e mezzo di apertura alare, costruito con cura.

Io non amo particolarmente i modelli gia' pronti, dato che sono abituato ( e mi diverto cosi' ) a costruire i miei modelli su mio progetto personale, ma sono senz'altro d'accordo che questi ARF ( Almost Ready to Fly ) costituiscono un modo rapido e comodo per andare in volo. La mia raccomandazione e' che siano sufficientemente leggeri e facilmente riparabili, come gia' accennato, dato che e' prevedibile che i primi atterraggi non saranno proprio perfetti. Raccomanderei addirittura questo tipo di aerei se avete la fortuna di conoscere un Campo di Volo, un Club, dove trovare un Istruttore con Doppio Comando; ben presto sarete in grado di pilotare da soli, e di ricavare veramente sodisfazione dopo tante fatiche. A quel punto verra' abbastanza spontaneo cercare di fare qualcosa di piu' personale ed originale, e si potra' passare a modelli che richiedano una maggior partecipazione.

Se invece dalle vostre parti non e' possibile trovare un Club ed un Istruttore, allora penso che questo tipo di modelli, anche se chiamati Addestratori, siano troppo veloci, pesanti e non sufficientemente stabili per essere lasciati nelle mani di un neofita, senza alcun tipo di aiuto. Se occorre fare tutto da soli, allora penso che l’Addestratore ideale sia un modello piu’ piccolo, con un piccolo motore, o anche senza, purche’ molto, molto leggero. Una prima cosa da tener presente e’ che se si sbatte per terra con un modello pesante, c’e` un sacco di Energia Cinetica da dissipare, e quell’energia puo’ distruggere un modello ! Piu’ l’aereo e’ leggero, meno energia cinetica e’ in gioco, ed a parita’ di " Incidente " le riparazioni possono essere molto piu’ semplici, ammesso che siano necessarie. L’idea di rinforzare il modello in certi punti non funziona, nel nostro caso: la maggior parte dei disegni, delle scatole di montaggio e degli ARFs sul mercato sono studiati gia’ molto bene per sopportare sia l’uso che una certa quantita’ di abuso. Ricordo ancora cosa mi diceva un aeromodellista esperto, quando ero piccolo : " I modelli sono progettati per volare, non per sbattere per terra ! Se li rinforzi troppo, diventeranno troppo pesanti, e sbatteranno per terra piu’ facilmente, e si romperanno di piu’ ! ". Altra cosa estremamente importante da ricordare e’ che una persona che si accosta per la prima volta a questo hobby, sia essa un ragazzo o un adulto, deve poter ottenere rapidamente dei risultati positivi, ricavare qualche sodisfazione dalla nuova attivita’. Se qualcosa va storto all’inizio, e’ facile scoraggiarsi, farsi prendere dallo sconforto ed abbandonare la nuova strada, appena intrapresa. Tutto questo succede molto spesso nella vita, la maggior parte delle cose si conquistano con sforzo e sudore: ma per un Hobby, se non ci si diverte, che hobby e’ ? Al giorno d’oggi siamo tutti bombardati, giovani e meno giovani, da continui messaggi che promettono tutto e subito ( lo dicevano anche i Queen, alcuni anni fa : " I want it all and I want it now !" ); alcuni di noi capiscono che sono solo messaggi pubblicitari, e che la vita e’ tutt’altra cosa. Ma quanti cascano comunque nella trappola ? Per cui e’ estremamente importante che le prime esperienze diano una certa sodisfazione. C’e` chi in altri campi promette cose cose meravigliose: quindi i primi risultati devono essere eccitanti, in modo da mantenere alto il livello di interesse. In seguito si imparera’ sulla propria pelle che non tutte le ciambelle riescono col buco, ma a quel momento sara’ troppo tardi, e la passione che e’ nata e si e’ radicata fermamente non si fara’ scoraggiare da qualche insuccesso.

Il mio suggerimento quindi per una persona che deve fare fare tutto da solo e’ intanto di leggere il piu’ possibile sull’argomento, in modo da acquisire la massima informazione dalla documentazione esistente in materia. Ci sono in giro parecchi libri, specie se l’inglese non vi spaventa, che spiegano sia il come che il perche’ del nostro hobby, libri che puo’ far piacere leggere anche se sappiamo gia’ tenere in volo un modello. Esistono addirittura anche dei Video che spiegano come cavarsela da soli. Comprate poi un veleggiatore di un metro e mezzo, un metro e settanta di apertura alare ( Fig. 3 ), o un motoveleggiatore di quelle dimensioni con un motore da 0.8cc ( Fig. 4 ), se proprio non potete fare a meno del motore, e cominciate ad impratichirvi un po’ nella costruzione. Sono disponibili oggi molte scatole di montaggio di questo tipo di aerei, anche altamente prefabbricate, perche’ questa categoria, chiamata Veleggiatori per Lancio a Mano ( HLG in inglese ) sta diventando molto popolare.

Poi arrivera’ il Giorno della Verita’: prendete il vostro modello ed andate a volare, seguendo attentamente le istruzioni del libro ( o del Video ), sempre limitando il tempo motore se avete un moto-aliante. In questo modo avrete imparato a costruire, a trimmare un modello a volo libero ed infine a comandare la vostra creatura !

Secondo me questo e’ anche il miglior sistema per provare, per verificare davvero se questo e’ l’hobby che fa per voi. Non capisco assolutamente perche’ spingere i nuovi arrivati a comprare radio sofisticate, modelli complessi e motori costosi, e vedere poi che ben presto il modello ritornare un insieme di pezzettini e lo sfortunato e deluso proprietario decidere di spendere diversamente il suo tempo ed il suo denaro ! I latini dicevano " Natura non facit saltus ", intendendo che ci vuole un po’ di tempo per tutto, e che si possono si’ fare anche passi da gigante, ma sempre passi ! Le varie tappe della conoscenza vanno quindi superate, una dopo l’altra, con un po’ di pazienza ed umilta’, ripagate pero’ infine da tanta sodisfazione.

Dopo il primo modello come descritto, se vi piace giocare col balsa e la colla, potete passare ad un Ala Alta di 120/130cm di apertura alare munito di motore da 1.2/1,7cc. Esistono tanti disegni pubblicati da Randy Randolph per questo tipo di modelli. Per insegnare a mio figlio Leonardo a pilotare, sto utilizzando appunto un modello di R.R., ancorche’ ampiamente modificato ( altrimenti che divertimento c’e` ? ), chiamato " Spirit of ’74 " ( Fig. 5 ). All’inizio il modello ha volato con il Cox Queen Bee; poi, dopo alcuni voli, ho montato il Cox TD.09 R/C, che andava alla perfezione nel castello motore esistente. Con quel motore il modello era una bomba, e faceva venir voglia di costruire un’altra ala, questa volta con gli alettoni! Ho infine montato un Cox Medaillon .09R/C ( ancora stesso castello motore ), ed ho trovato la combinazione ideale per l’addestramento: il motore parte facilmente., e’ potente quanto basta, regolare, con un minimo altino ma gestibile.Inoltre consuma pochissimo, ed un serbatoio da 50cc dura una vita, specie se si e’ alle prime armi !

Attualmente ho sul tavolo da disegno un modello di un metro e trenta di apertura alare, per motori da 1,7/2,0cc ( Fig. 6 ). Il carico alare dovrebbe aggirarsi nell’intorno dei 40gr/dmq, con un profilo alare piano-convesso tipo Clark Y, con direzionale, profondita’ e motore. Il carrello dovrebbe essere convenzionale ( ruotino o addirittura pattino in coda ), se si pensa di usare un campo in erba, dando abbastanza per scontata una partenza con lancio a mano. Se invece si ha la fortuna di avere una pista asfaltata a disposizione, allora si puo’ installare un leggero triciclo, consentendo all’allievo di provare la gioia del decollo da terra senza eccessive difficolta’ di controllo del modello. Il carrello convenzionale, infatti, anche col ruotino di coda sterzante, rende il modello un po’ troppo " ballerino " per un principiante, secondo me.

Un’ultima considerazione: mi e’ stato chiesto se ritengo che i modelli 1/2A Texaco si possano usare come addestratori. La risposta e’ : " … si’, certo, pero’ … " I modelli 1/2A Texaco sono certamente piccoli e leggeri, e da questo punto di vista andrebbero benissimo; sono pero’ sempre dei modelli da gara, semi-riproduzioni, e quindi relativamente complicati come costruzione. Andrebbero inoltre trimmati in modo meno esasperato, per essere piu’ docili nelle mani dell’allievo. In piu’, la durata del motore, 2/3 minuti, e’ troppo lunga se si vuole semplicemente fare quota, e troppo corta se si vuole fare addestramento con motore acceso: sta di fatto che si farebbero moltissimi atterraggi ! Tutto sommato, ritengo che potrebbero essere usati, ma sono la scelta migliore.top page


" .61. La fine di un’Era "

Ricordo che quando ero ragazzo il sogno della mia vita era di avere un "60". Allora volavo con un Radar dell’Aviomodelli su cui avevo progressivamente montato un G20/15, un G20/23 ed infine, per fare veramente qualcosa di diverso, un ST.35 da acrobazia, cui avevo messo un carburatore R/C. Riuscii poi a passare ad un apparecchio ad Ala Media di mia progettazione su cui montai un ST .46, ma per vari anni il mio sogno fu di avere un aereo ad Ala Bassa con un 10cc ( o "60" come gia’ allora si diceva … ).

Alla fine, all’eta’ di 18 anni, aiutato da Giancarlo Ricci ( si’, quello della Velocita’ in VVC ) potei mettere le mani su di un ST .60, uno dei primi usciti dalla mani di Sorino, ed il mio sogno divenne realta’. Era veramente un motore stupendo, all’avanguardia per i suoi tempi, potente ed affidabile, neanche troppo pesante. Mi sono veramente goduto quel motore, che dopo qualche anno, e dopo anche qualche gara di Pluri con un modello finalmente ad Ala Bassa, vendetti ad un amico (quali errori si commettono quando si e’ giovani e squattrinati!). Mi risulta inoltre che per vari anni, anche quando l’ST era superato per l’Acrobazia R/C, e’ stato ancora molto in auge tra gli acrobaticari del Volo Vincolato.

Molti anni piu’tardi, dopo una pausa di circa dieci anni in cui veramente non ho avuto ne’ il tempo ne’ il modo di costruire e di volare, ho potuto ricomin-ciare a fare dell’aeromodellismo attivo. Sono pero’ ripartito con modelli molto piccoli, andando gradualmente da una serie per i COX .049 fino a qualcosa di piu’ impegnativo, se pur limitato al .25 ( o il .26 Surpass ). Sono quindi stato a lungo nella dimensione che gli americani, che hanno un nome (ed una proce-dura) per tutto, chiamano " S.M.A.L.L. ", cioe’Small Model Airolane Lovers League !

Aerei di questa dimensione sono molto semplici e rapidi da costruire, poco dispendiosi, comodissimi da portare in giro, e di grande sodisfazione; oltretutto sono anche piuttosto nervosi da far volare, e richiedono davvero occhio attento e mano ferma. Non ostante questo, devo onestamente ammettere che ogni tanto sentivo una vocina che mi diceva : " Quando facciamo di nuovo un .60 ? ".

Sono passati molti anni da quando ho avuto un modello da .60 per le mani, e da allora non solo sono diventato piu’ vecchio, ma anche piu’ esperto: l’avere a che fare con motori molto piccoli, con potenza estremanente limitata, comporta la necessita’ di essere sempre molto attenti al peso. La corretta selezione dei materiali diventa di fondamentale importanza, come pure la scelta della tecnica costruttiva piu’ opportuna per ogni applicazione. Inoltre acquista particolare rilievo non tanto la potenza assoluta di un motore quanto il suo rapporto Peso/Potenza, e la coppia esprimibile. Giusto per fare un esempio, per un ampio campo di applicazioni, l’O.S. FP .15 e’ secondo me molto piu’ indicato di un MVVS .15 BB. Quest’ultimo e` si` piu` potente, ma pesa molto di piu`, e gradisce troppo eliche piccole per un uso generalizzato!

Al giorno d’oggi, se guardiamo i limiti di cilindrata imposti da quasi tutti i tipi di gare, e` ben difficile trovare qualcosa che e` limitato ai 10cc di cilindrata massima, come invece era fino a pochi anni fa, sia per la FAI che la Americana AMA. A quel tempo la barriera dei 10cc era invalicabile, ed i motori divennero sempre piu’ potenti, robusti, pesanti e complessi. Il migliore in questo campo e’, ancora una volta, un O.S., il cosidetto "Hanno", munito di pompa e di marmitta a risonanza.

Ed oggi ? Il mercato offre ancora numerosi " .60/.61 ", da usare anche con il loro semplice silenziatore, senza il costo della pompa e la complicazione della marmitta accordata. Sembra che una ditta che si rispetti non possa fare a meno di schierare almeno un .60 ( e perche’ non un Ring ed un ABC ? ) nella sua produzione. A questo punto, pero’, mi chiedo : che senso ha comprare un .60 se con poco di piu’, normalmente non piu’ di 30/40.000 lire, posso prendere un .75 o addirittura un .90 ? E badate bene che non sto parlando di un motore DIVERSO, almeno esternamente : e’ semplicemente la versione " bored ", cioe’ con il pistone ( e la camicia di conseguenza ) di diametro maggiorato; solo in alcuni casi e’ diversa anche la biella ! Abbiamo quindi un motore che ha lo stesso carter del .60, le stesse dimensioni esterne, le stesse alette di fissaggio, un peso uguale, a volte addirittura inferiore, in grado di sviluppare una maggiore coppia ed una maggior potenza del .60. E tutto questo "per pochi dollari in piu`", come diceva quel film ….

Penso che veramente siamo alla fine di un’Era, ormai. Mi e’ capitato tra le mani un Thunder Tiger PRO .61, e quindi devo ammettere che il mio subconscio ha vinto! Ora non mi resta che disegnare un modello adatto, cercando di essere un po’ originale, e far volare nuovamente un Pluri col .60. Lo devo al mio subconscio, ed al mio amico che e’ stato cosi’ gentile da darmi il motore.

So pero’ fin d’ora che prima o poi montero’ su quell’aereo un .75, se non addirittura un .90, ottenendo facilmente un aumento fino al 50% del rapporto Peso/Potenza. Questo si risolvera’ non tanto e solo in un aumento di velocita’ massima, che spesso non interessa a nessuno, ma in elasticita’ di risposta, manovrabilita’ e prestazioni in verticale.

Io penso che il rapporto Peso/Potenza sia la ragione principale della popolarita’ acquisita in cosi’ breve tempo dalla cilindrata .45/.46. I costruttori sono riusciti, nel tempo, a tirare fuori da un carter originariamente concepito per un robusto .29 da velocita’ prima un .35, poi un .40. Infine, con alcuni accorgimenti e dopo lunghe prove tese a verificare che non ci fossero significative distorsioni, sono arrivati addirittura al .46 !

Al giorno d’oggi, parlando di motori senza pompa e muniti di silenziatore tradizionale, e’ piu’ facile vedere un bel modello, con buone prestazioni, munito di un .46 che non di un .60 ! Ed applicando il concetto dal basso, personalmente ritengo ormai senza molto significato un .40 costoso e pesante, se posso prendere un .46 ! In queste condizioni un .40 e’ buono solo se e’ leggero ed economico, oltre che naturalmente con una potenza accettabile. In questo modo diventa competitivo con la cilindrata inferiore, la .32/.36, per intenderci, che offre preazioni eccezionali a scapito pero’ di un peso non indifferente e di un costo piuttosto elevato. Per fare un esempio pratico, dopo un po’ di tentennamenti mi sono comprato un O.S. .40LA, cedendo non tanto alla tentazione di avere un motore Blu, quanto alla curiosita’ di vedere cosa si puo’ tirare fuori da un .40 che costa 50 dollari e pesa come un .29 ! E certamente non lo montero’ su un modello predisposto per un .40/.46, ma piuttosto sul mio BEPPE 3, nato per il .25/29, e che ora sta volando con un T.T. PRO .36 !

Quando si disegna un nuovo modello, e si pensa al motore da installare, ovvero a che modello fare per l’ultimo motore che ci siamo comprati, teniamo presente tutte queste considerazioni. Ci aiuteranno a costruire un modello con un miglior rapporto Peso/Potenza di progetto, che senz’altro volera’ al massimo delle sua capacita’ aerodinamiche. Poi la risposta finale verra’ dal Campo di Volo, e dal nostro " manico ", o dal nostro pilota collaudatore preferito. top page


Pubblicato da MODELLISMO n. 30. Nov.-Dic. 1996.

Commento a LEONARDO 1

Ho voluto celebrare la nascita di mio figlio Leonardo dedicandogli, tra l'altro, un aeroplano. Stava per arrivare un piccolo bambino, ed io disegnai un piccolo aeroplano, per il piu' piccolo motore a scoppio del tempo : eravamo nell'estate del 1989, ed il Cox .010 prima versione non era piu' disponibile, mentre la nuova versione non lo era ancora. Ho usato quindi un Cox Tee Dee .020, che ha una potenza piu' che esuberante per questo tipo di aereo. Ritengo infatti che un Cox Pee Wee .020 sia piu' che adeguato, ed a chi costruisce davvero leggero, ed ha sottomano dei servi micro tipo Cannon o Hitec H-60, suggerisco addirittura di provare la versione R/C del Pee Wee. Infatti la possibilita' di effettuare un passaggio basso sulla pista, o di atterrare col motore acceso, e' sempre una bella prova di " manico " con modelli cosi' piccoli.

Come profilo alare ho usato sia il classico Clark Y ( come riportato sul disegno ), sia un biconvesso asimmetrico. Con il biconvesso la velocita' risulta superiore e si puo' tentare il volo rovescio: i piu' esperti possono sceglire la versione piu' complessa. I piani di coda sono costruiti con listelli ricavati da una tavoletta di balsa da 3mm.

: puo' sembrare inutile - perche' non una classica tavoletta ? - ma occorre stare molto leggeri in coda, dato il peso notevolmente contenuto dei motori Cox. Tenete conto che il Tee Dee pesa 24gr., il Pee Wee normale 27gr. e la versione R/C 28gr.

Uso rivestire i miei modelli in Modelspan bianca, e decorarli con Modelspan colorata, pesante o leggera a seconda dei casi. Dopo le necessarie mani di collante diluito, applico due mani di Isofan bi-componente come Anti-Miscela, date ad almeno 24 ore di distanza, con carteggiatura ad acqua tra le due mani, quando le superfici sono rigorosamente asciutte. Cosi' trattato, il rivestimento e' veramente " collaborante ", come si dice nello Studio dei Gusci o Pareti Sottili, molto piu' di quanto non possa assicurare un moderno film autoadesivo e termoretraibile.

Pur con questo rivestimento, che alla fine risulta non tra i piu' leggeri, sono riuscito abbastanza facilmente a stare intorno ai 300gr. di peso, che vuol dire un carico alare di circa 30gr/dmq. Questo e' il carico alare che per mia esperienza suggerisco di non superare per modelli di queste dimensioni; per aperture alari di circa un metro ( 18/20dmq di superficie alare ), si puo' stare sui 45/50gr/dmq, per arrivare anche a 60gr/dmq per aperture alari di 120/130cm ( e superfici di 24/28dmq ).

Possono sembrare valori piuttosto bassi, ma con un po' di accortezza costruttiva vi assicuro che non sono difficili da raggiungere, ed i risultati globali sono molto interessanti. Dato il basso peso assoluto, le prestazioni in verticale sono entusiasmanti, ovvero puo' essere sufficiente un motore piu' piccolo, meno costoso e piu' parco di carburante per ottenere comunque prestazioni adeguate. Inoltre le conseguenze di un incontro non canonico con la Madre Terra sono meno catastrofiche, data la minore massa e quindi la minore energia cinetica accumulata.

Il peso citato e' comprensivo anche del carrello, che nei limiti del possibile preferisco sempre montare - per risparmiare quanto meno qualche elica in atterraggio -, anche se il decollo di Leonardo 1 e' sempre avvenuto a mano. La realizzazione e' quella classica a barra di torsione, che funziona perfettamente anche per modelli di peso ben superiore: per un modello di due chili vanno benissimo gambe in acciaio da 4mm, ad esempio. Nel nostro caso, inoltre, il carrello e' quasi necessario per assicurare un corretto centraggio, pur avendo posto la batteria da 250mhA immediatamente dietro l'ordinata parafiamma.

Questo e' tutto; assicuratevi che l' incidenza sia corretta, che l' ala sia bilanciata lungo l'asse longitudinale (lo fate sempre, vero ?), che la posizione del Baricentro sia quella prevista e che non ci siano svergolature apparenti. A questo punto, se siete un po' all'antica come me, ed avete a disposizione un bel campo erboso, una prova di planata a motore spento (ed elica orizzontale) non ha mai fatto male a nessuno: e' un metodo abbastanza indolore per evidenziare eventuali svergolature NON apparenti.

Controllate inoltre che la radio abbia una portata adeguata, sia a motore spento che acceso. Parlando di radio, controllate che la "destra" sia veramente "destra" (non dimentichiamo mai la Legge di Murphy), e non accontentatevi di vedere semplicemente che "... la radio va ...", specie se avete una radio moderna con cui comandate piu' modelli. Potreste infatti averla lasciata programmata per pilotare un altro aereo, con i comandi invertiti (come sempre, parlo per esperienza personale e recente ...).

Buon divertimento con Leonardo 1 ! top page


Pubblicato su MODELLISMO n. 38

LEONARDO 1. Fase 2.

Se il nome LEONARDO 1 vi ricorda qualcosa, allora vi ricorderete anche che e' un modello molto semplice, ad Ala Alta, leggero, di 80cm. di Apertura Alare, motoriz-zato con un COX Tee Dee da .020 e dotato di due micro servi tipo Futaba FP-S133. E' un modello che ho disegnato 9 anni fa per celebrare la nascita di mio figlio Leonardo, appunto. Nell'articolo che scrissi per descriverne la costruzione ed il comportamento in volo dissi anche che il Tee Dee poteva anche essere troppo potente, e che forse un Pee Wee con comando motore poteve essere un divertente esperimento da fare.

Ad oggi non ho ricevuto alcun messaggio di ritorno, in risposta a quell'amo che avevo lanciato. In compenso, affascinato dal "piccolo, sempre piu' piccolo", come altri lo sono dal "grande, sempre piu' grande", ho comprato dalla FMA una ricevente Fortress Micro, una batteria da 110mHa e tre servi S90. Mi sono quindi trovato a disporre di un sistema a tre canali, e con il problema di dove montarlo. L'immediata risposta e' stata: "Ma su Leonardo 1, naturalmente!".

Avevo quindi la radio, ma per il motore? Controllando tra i miei piu' di 80 (ebbene, si', ottanta) motori ho visto che avevo sia un Cox Pee Wee .020 semplice sia uno con uno strano restrittore intorno al cilindro che avrebbe dovuto funzionate da regolatore di giri. Il motore aveva girato al banco, ed in effetti ruotando quella "camicia" qualcosa succedeva, ma non avevo mai studiato la cosa in dettaglio. Fidando su di una certa auspicata intercambiabilita' dei componenti COX provai innanzi tutto a montare la camicia sul cilindro del Tee Dee, che era sempre montato su Leonardo 1.

L'idea era buona, ma purtroppo le aperture per lo scarico non coincidevano, per cui niente da fare. Il passo successivo fu di provare a cambiare tutto il complesso Cilindro+Camicia del Pee Wee, e vedere se si poteva avvitare sul carter del Tee Dee, sperando al contempo che il pistone potesse operare in quel cilindro!

Incredibile a dirsi, meccanicamente la cosa sembrava funzionare, il pistone girava, c'era compressione, per cui sembrava proprio che valesse la pena di andare avanti ( Fig. # 1 )! Ho fatto quindi una nuova piastra per i servi, ho messo un semplicissimo comando motore, ho installato la nuova batteria e la ricevente, e sono stato pronto per il campo di volo ( Fig. # 2 ). Una nuova verifica del centraggio e del peso totale era necessaria ( peso sempre i miei modelli, sia prima del volo inaugurale che dopo ogni cambiamento di configurazione ), ed ho avuto piacevoli sorprese: il centraggio non e'

variato di molto, perche' 3 Servi S90 pesano meno di 2 Servi FP-S33, cosi' si compensa il minor peso della Batteria. Alla fine il peso totale del modello e' risultato di 281 grammi, con un risparmio gobale di circa 40gr., ed il Carico Alare e' passato da 30.4 a 27gr./dmq.

La messa in moto e' stata all'inizio un po' critica, per la semplice ragione che il motore era stato fermo per circa 9 anni e l'olio di ricino aveva bloccato ed otturato tutto quello che poteva bloccare ed otturare....

Comunque un po'di alcohol, uno spillo e molta pazienza hanno riportato in vita un motore che non so come chiamare; Pee Dee? Tee Wee? Il fatto piuttosto insolito ed inaspettato, anche se molto auspicabile, e' che il motore va BENISSIMO, gira piuttosto forte, ha una risposta molto lineare e non e' stato difficile regolarlo in modo che il Trim motore vada da un minimo piuttosto alto a SPENTO, proprio come un motore serio! Non rimaneva altro che andare in volo, e dopo un ultimo controllo e' quello che ho fatto!

Ragazzi, che spettacolo! Il motore continua ad essere esuberante, perche' se forse non e' piu' un Tee Dee il modello e' ora piu' leggero. Loopings e Tonneaus non sono assolutamente un problema, e la sodisfazione di fare un passaggio basso, al minimo, in fronte agli spettatori e' una cosa incredibile!

Il nostro campo non dispone di pista in asfalto, per cui con modelli cosi' piccoli si deve partire a mano. Non ostante cio', mi sono comunque divertito a fare dei Touch-and-go, e la cosa funziona. Ho ricevuto un sacco di complimenti, e devo ringraziare la FMA per la funzionalita' e l'ottima combinazione prezzo/qualita' dei suoi prodotti. Un grazie particolare e tanto di cappello anche alla COX ( o a quanto ne rimane ) per l'incredibile intercambiabilita' dei suoi componenti.

La limitazione e' ora data dal serbatoio/castello motore del Tee Wee, ma anche questo e' risolvibile perche' si puo' facilmente installare un vero serbatoio e stare in volo per ORE!

A quando il prossimo esperimento? Mi verrebbe ora voglia di costrire un’ala con gli alettoni, mettere un quarto servo ( il carico alare certo me lo permette ), e volare "Full-House", come dicono gli americani! top page


Pubblicato da Modellismo n.35 Sett-Ott. 1998

Motori che Passione

Nei mesi passati abbiamo parlato di modelli, e di addestratori in particolare, dando per scontato che tutti sapessero tutto riguardo sia alle radio che ai motori che usiamo sui nostri modelli. Forse e` meglio non dare tutto per scontato, specie in una rubrica dedicata a chi si accosta per la prima volta a questo bellissimo hobby, e quindi questa volta parleremo un po’ di motori. Sui motori per aeromodellismo si potrebbero scrivere interi libri, ed infatti ne esistono parecchi, anche se principalmente in Inglese.

Motori, dunque: ma perche`ci vuole un motore? E come funziona? Come sceglierlo? Andiamo per ordine: abbiamo bisogno di un motore perche`, purtroppo, per volare dobbiamo vincere la “ Forza di Gravita`”, che e` quella forza che ci tiene attaccati a terra! Nel caso degli aeroplani convenzionali,la forza di gravita` viene vinta utilizzando un’ala che, muovendosi nell’aria, genera una forza, detta “Portanza”, che si oppone alla Gravita`. Naturalmente su questa terra tutto ha un costo, e quindi per far muovere l’aereo e fargli raggiungere una velocita` sufficiente a staccarsi da terra abbiamo bisogno di Energia, normalmente fornita da un motore che fa girare un’elica. Bene, abbiamo bisogno di un motore, quindi: ma allora gli alianti come fanno? Verissimo, anche gli alianti volano, ma non si staccano da terra da soli! L’aliante viene portato in quota da un aereo a motore (o da un motore ausiliario), e viene quindi sganciato ed abbandonato a se stesso ed all’abilita` del pilota. L’aliante, in pratica, e` sempre in discesa controllata; il pilota puo` trovare delle forti correnti ascensionali che saranno in grado di portarlo ad una quota anche di molto superiore a quella di sgancio ma, di fatto, non puo` far altro che utilizzare al Massimo la quota raggiunta tramite l’energia fornita da un altro.

Ed ora, a noi: il motore piu` comune, in aeromodellismo, e` il motore a due tempi, con candeletta ad incandescenza (o Glow-Plug). Dico il piu` comune, perche` in realta` di tipi di motore ne abbiamo parecchi, e di alcuni faro` un breve cenno nel seguito; parliamo intanto del motore a due tempi.

Si tratta di un motore simile a quello delle motociclette, per intendersi, solo piu` piccolo, anche molto piu` piccolo (il piu` piccolo motore a scoppio attualmente prodotto in serie e` il COX Tee Dee .010, che pesa 17 grammi compreso di serbatoio ed ha una cilindrata di 1/6 [ un sesto! ] di centimetro cubo), funzionante a miscela cioe` con l’olio necessario alla lubrificazione mescolato con il combustibile. Viene definito “con candeletta ad incandescenza” perche`, a differenza del motore della motocicletta, che ha bisogno di una batteria per funzionare, la candela “Glow-Plug” contiene una spiralina di platino che alla partenza viene resa incandescente ( come in una lampadina ) tramite una batteria esterna. Quando il motore e` in moto, il calore della combustione, anche a basso numero di giri, mantiene incandescente la spiralina, e cio` e` sufficiente a permettere lo scoppio della miscela. A questo punto si stacca la batteria ed il motore continua a girare tranquillamente, senza ulteriore bisogno di corrente elettrica. Questo tipo di candela risale agli anni `50. Fino ad allora i motori erano veramente simili a quelli delle motociclette, funzionavano a benzina, avevano una candeletta in cui scoccava una scintilla (Spark-Plug) e quindi avevano una sorta di spinterogeno e dovevano sempre avere a disposizione dell’energia elettrica. Il motore quindi si doveva portare dietro una batteria di capacita` adeguata. Con la candela tipo Glow-Plug si sono ottenute migliori prestazioni non solo perche` si e` cominciato ad usare l’ Alcohol Metilico come combustibile, ma anche perche` il peso totale del sistema propulsivo si e` drasticamente ridotto. I fabbricanti dei motori avevano appena cominciato a “giocare” con i motori Glow, cercando naturalmente di farli sempre piu` potenti e piu` leggeri quando, improvvisamente, comparve all’orizzonte una nuova esigenza: il controllo del numero di giri. Cominciava infatti ad affermarsi il Radiocomando, ormai uscito dalla fase eroico/sperimentale. I sistemi elettronici diventavano sempre piu` affidabili ed anche economicamente abordabili; si sviluppava quindi su vasta scala la necessita` di poter comandare la potenza del motore, sia per controllare la salita, sia per compiere sempre meglio le possibili evoluzioni, sia per poter atterrare quando voleva ilpilota e non solo quando era finito il carburante. Nacquero i primi, rudimentali, carburatori R/C che, nel giro di pochi anni, divennero estremamente affidabili, sia nelle versioni complesse che in quelle piu` semplici. Non e` difficile, al giorno d’oggi, avere dei motori che che fanno, al Massimo, 15.000 giri al minuto e che tengono regolarmente un minimo al di sotto dei 3.000 giri. Quando il motore gira ad un cosi` basso regime, la spinta generata dall’elica e` quasi inavvertibile, ed il modello sta fermo anche su di una pista asfaltata. E` quindi possible controllare il modello easattamente come un aereo vero, e decollare ed atterrare quando e come vuole il pilota. Il mercato oggi offre una notevole gamma di marche, alcune italiane come la Supertigre, la maggior parte americane od orientali, come la COX, K&B, FOX, Thunder Tiger, ASP ed altre; c’e` poi la giapponese O.S., che costituisce il riferimento ed il paragone per tutti. Infatti, a parte le cosidette “nicchie”, dove alcuni tipi di motori estrememente specialistici possono essere superiori alla O.S., tutte le altre case inseguono da tempo, disperatamente, le prestazioni ed i prezzi della casa giapponese. Se cercate un motore di cilindrata fra gli 1,5 ed i 5 cc circa, e volete andare sul sicuro, comprate un motore O.S. (non sto facendo della pubblicita` a pagamento, purtroppo per me!). Se volete divertirvi con i motori, come faccio io, comprate motori della stessa cilindrata ma di case diverse e confrontate le fatidiche 3 P: Prestazioni, Prezzo e Peso. 

Riuscirete in questo modo a stabilire una classifica per qualita` ed una globale. Quando avrete raccolto un po’ di dati, saro` lieto di scambiare i vostri risultati con i miei. Prima di passare al collezionismo, pero`, bisogna cominciare a fare i primi acquisti, e dobbiamo quindi decidere cosa comprare per primo, per secondo e cosi` via. Il motore da scegliere va di pari passo con il modello che abbiamo in animo di costruire: quindi, quale modello state costruendo? Se avete deciso per il GRILLO `98 ( come pubblicato da MODELLISMO n. 33 ), allora suggerisco un O.S. FP .15, o il nuovissimo  (Gennaio 1999) O.S. .15LA, oppure il Magnum XL .15 se avete inttenzione di decollare da terra; se invece pensate di operare da un campo non preparato potrete benissimo utilizzare un O.S. FP .10, un Thunder Tiger GP .10 od un ASP .12 (tutti R/C, naturalmente!). Sembrera` strano, ma in questa cilindrata non esistono motori Italiani in produzione, ad eccezione forse dei Cipolla, che pero` non conosco personalmente, e sui quali non posso quindi esprimere giudizi. La Supertigre, per un certo periodo, alcuni anni fa, ha prodotto un motore eccezionale chiamato ST X-.11. Se ne trovate uno in giro, compratelo subito: sono praticamente indistruttibili, molto potenti e con un ottimo carburatore R/C. Se invece avete deciso di passare ad un modello piu` grande, allora il motore dovra` essere un .25/.28. In questo caso suggerisco un O.S. .25LA, un Thunder Tiger  GP .25, un Magnum XL .28 oppure un ASP .28. Questi motori hanno un ottimo rapporto Prezzo/Qualita`, e forniscono una potenza piu` che sufficiente. Se e quando vorrete sbizzarrirvi, la dimensione del modello e la standardizza-zione delle dimensioni dei motori e dei loro supporti vi permettera` di aumentare la cilindrata fino ad un MDS .38, ad esempio, motore di tutto rispetto in tutte le sue tre P (Potenza, Peso e, purtroppo, Prezzo). Una volta che avete deciso e comprato il motore piu` adatto alle vostre esigenze, trattatelo bene fin dall’inizio, e lui vi ripaghera` con anni ed anni di onorato servizio. Con “trattarlo bene” intendo poche, semplici cose, ma che vanno fatte con pazienza e costanza:

1.      un adeguato rodaggio a terra, in modo da sciogliere il motore, imparare a conoscerne le caratteristiche, come farlo partire a freddo ed a caldo, con quali eliche e` piu` opportune farlo operare e come regolare il Minimo;

2.     usare una miscela con un contenuto di olio non inferiore al 18%, e con almeno un 3/5% di Olio di Ricino (cioe`, ad esempio, 15% di Olio Sintetico e 3% di Olio di Ricino). L’Olio  serve per la lubrificazione ma anche per il raffreddamento, e l’olio di ricino e` imbattibile in questo;

3.     ricordarsi di mettere nel carburatore un po’ di olio anti-ruggine, tipo “3-in-1”, per intendersi, alla fine di ogni giornata di volo. Fate girare l’elica piu` volte, per permettere all’olio di disperdersi unifirmemente nel motore: questo evitera` che si formi ruggine sulle parti metalliche soggette a questo inconveniente. Purtroppo l’alcohol metilico ed il nitrometano sono altamente igroscopici e quindi assorbono fortemente l’umidita` dall’aria, che e` il primo passo verso la formazione di ruggine.

Tutto questo si aggiunge alle istruzioni che vengono comunemente fornite con i motori. Leggetele e rileggetele, prima di avventurarvi nella prima “messa in moto”; assicuratevi di aver ben chiari i punti fondamentali, specie quelli legati alla sicurezza! Tenete sempre presente che l’elica e` molto tagliente, e che se vi colpisce una mano o un dito correte il rischio di procurarvi un bel taglio, o molto peggio! I motori sono dei giocattoli deliziosi, ma vanno saputi trattare con il dovuto rispetto. Se le istruzioni sono in inglese, ed avete problemi con questa lingua, cercate qualcuno che vi aiuti, oppure cercate un aeromodellista esperto che vi assista nelle prime messe in moto. Continuate a “giocare” con il motore per almeno un’oretta, tenedolo acceso piuttosto allegro per non piu` di 2-3 minuti alla volta, ed aspettando qualche minuto tra una messa in moto e l’altra, in modo da farlo raffreddare un po`. Si`, lo capisco, e` noioso, e` “moooolto noioso” fare cosi`, ma questo e` l’unico modo, con i moderni motori cosidetti ABC, per fare un rodaggio serio. Le istruzioni dicono di partire con lo spillo del carburatore aperto di 2/3 giri: in queste condizioni in genere il motore parte, ma produce un suono irregolare, discontinuo: si dice in gergo che va “a 4 tempi”, e va bene cosi` per i primi 5 minuti. In seguito cominciate a chiudere gradualmente lo spillo: sentirete che il motore aumenta il numero dei giri, ed il suono diventa piu` regolare e continuo. Chiudendo lo spillo, si diminuisce la quantita` di carburante che si unisce all’aria nel car-buratore, cioe` si “smagra” (cosi` si dice…) la miscela di aria ed alcohol (piu` olio etc.) che entra nel motore. Continuando a chiudere, il motore raggiungera` il massimo dei giri, e poi comincera` gradualmente a perderne. A questo punto tornate rapidamnente indietro, perche` altrimenti il motore si fermera`, tendendo a surriscaldarsi. In gergo si dice che il motore “stringe”. E` questa la condizione di “troppo magro”, assolutamente da evitare perche` nel surriscaldamento si possono provocare danni irreversibili all’accoppiamento cilindro/pistone, con la spiacevole conseguenza di avere un motore che parte male, consuma molto, e tiene male il minimo. Nella seconda parte del rodaggio potete cominciare a vedere come il motore si comporta al minimo, e fare qualche piccola regolazione, se necessario. In genere i carburatori moderni sono gia` predisposti dale case costruttrici per avere un minimo affidabile, per cui cercate di toccare il meno possibile le viti di regolazione, se il motore si comporta decentemente. Riguardo alle eliche, io mi trovo bene con le APC e le Master Airscrew. Conosco poco le Graupner, anche se devo ritenere che siano delle ottime eliche, data la reputazione della ditta. Ricordatevi che per un motore da 2,5cc ( o per un .15, come dicono gli americani ) l’elica migliore e` una 20x10 ( in centimetri ), ovvero una 8x4, se misurata in pollici. Il primo numero si riferisce al diametro dell’elica, il secondo al “passo”, che e` l’avanzamento teorico raggiunto dall’elica quando si avvita nell’aria per un intero giro. Se invece usate un motore piu` piccolo, come un 1,8-2,0cc ( ovvero un .10-.12cu.in.), allora la vostra elica e` una 18x10 ( 7x4 ). Con queste eliche non potete sbagliare, ed otterrete un ottimo rendimento dai vostri motori. Come ho gia` detto piu` di una volta, per imparare a pilotare occorre andare sul campo con un modello e seguire con pazienza le indicazioni fornite dai libri o dal vostro istruttore; anche un principiante pero` dovrebbe conoscere il motore montato sul proprio modello, ed essere in grado di metterlo in moto e regolarlo al meglio. Questo dimostrera` impegno e serieta` all’istruttore, se ce ne sara` uno disponibile; altrimenti sara` stato comunque opportuno risolvere a casa tutti i problemi risolvibili in quella sede. Sul campo ce ne saranno sempre altri cento da tenere a bada, quindi perche` non semplificarsi un po’ la vita?

La prossima volta parleremo di radio. Nel frattempo rodate con cura i vostri motori e, specie sul campo, cercate di non partire troppo “magri”: il motore in volo aumentera` un po’ il numero di giri, e recuperera` quello che apparente-mente ha perso a terra. Quando avrete quindi raggiunto il massimo dei giri, tornate indietro di due o tre click dello spillo del carburatore: forse perderete 2/300 giri, ma li recupererete senz’altro in volo. Provate anche, come facciamo tutti, a tenere il modello verticale, col muso in alto, con il motore al massimo: dovrebbe continuare a girare tranquillamente anche in quella posizione. Se invece tendera` a “stringere” ed a spegnersi, vuol dire che la carburazione e` troppo magra, e dovrete aprire lo spillo ancora un po’.

Buon divertimento! top page


Pubblicato da Modellismo n.36 Nov-Dic 1998

L'Acrobazia di base con un modello a DUE ASSI e qualche norma di sicurezza

Allora, ce l’avete fatta? Avete avuto problemi con il motore? Siete riusciti ad andare in volo? Ed atterrare senza rompere? Visto? Dopo tutto, non era poi cosi` difficile! La cosa fondamentale, su cui continuero` ad insistere fino alla nausea, e` riuscire a controllare il modello in “Direzione”, in modo da tenerlo controvento nella fase finale dell’atterraggio. Poi, con l’esperienza, s’impara anche ad atterrare vicino, altrimenti quattro passi all’aria aperta non hanno mai fatto male a nessuno!

Proprio in questi giorni sto insegnando a pilotare (o, almeno, ci sto provando) a mio figlio Leonardo, di 9 anni; per la verita` e` un po’ presto per lui, e non c’e` da meraviglirsi se non ha la costanza e la pazienza necessarie per seguire le mie istruzioni e le mie raccomandazioni. Pero`, con poche lezioni, Leonardo e` stato in grado di controllare il Grillo `98 in decollo mentre io lo lanciavo a mano, di “vagare” nel cielo e di atterrare contro-vento, anche se un po’distante dalla postazione di pilotaggio. Ho detto “vagare” perche` in realta` il volo vero e proprio e` ancora una sequenza di evoluzioni solo in parte controllate: spesso l’aereo prende il sopravvento sul pilota e se ne va per conto proprio, incurante dei desideri di Leonardo, che in queste fasi si arrabbia moltissimo… Allora devo aiutarlo un po’, per far ritornare il modello nella zona dove vogliamo che stia, in modo da averlo perfettamente sotto controllo. Tutto sommato e` proprio questa la fase piu` difficile dell’addestramento al pilotaggio: imparare a chiudere il “loop” tra comando, reazione del modello, osservazione della reazione, nuovo comando, in modo da far fare alla nostra creatura quello che vogliamo noi, quando vogliamo noi e dove vogliamo noi! Sara` quindi un po’ noioso all’inizio ma, ad esempio, imparare a fare dei cerchi prima, e poi degli “otto” ( cioe` un cerchio a destra seguito da un cerchio a sinistra ), nel posto ed alla quota da noi prescelti, e` fondamentale per acquisire un pieno controllo del modello. Sembra facile a dirsi, ma fare due cerchi di uguale diametro, che s’incrocisno in un punto pre-determinato, senza perdere quota, non e` poi uno scherzo. Dicevo inoltre che e` noioso, ed infatti Leonardo, ancora piccolo, non ha ancora la pazienza sufficiente per ripetere ancora ed ancora, ed ancora la procedura. Immaginatevi poi che, finiti i cerchi a destra ed a sinistra, potete allenarvi a fare i rettangoli, a destra ed a sinistra, e poi i quadrati, cercando cioe` di fare tutti i lati uguali… Non scoraggiatevi, pero`, perche` poi tutto il resto sara` molto piu` interessante ed eccitante; inoltre, alla fine di questa fase dell’addestramento, atterrare non sara` piu` come vincere un terno al Lotto, ma sarete in grado di farlo con sicurezza e precisione, toccando terra esattamente dove volete voi!

Vi avevo promesso che vi avrei parlato di qualche acrobazia che si puo` fare con il Grillo `98 e di questo tratteremo in questo numero; certo, parlando di acrobazia con il Grillo, mi vien fatto di pensare a quando tutto si doveva fare con il solo Direzionale, ed anche il comando motore era di la` da venire… Ma di questo parleremo un’altra volta! Noi fortunati mortali del 1998 abbiamo a disposizione anche il comando del Timone di Profondita`, per cui possiamo fare le virate piu` o meno stette senza perdere quota: basta che contempora-neamente al comando del Timone di Direzione diamo anche un po’ di commando a cabrare al Timone di Profondita` in modo da aumentare l’angolo di incidenza dell’ala ed avere maggiore portanza. Questa maggiore forza ci serve perche` nella virata una parte della portanza viene utilizzata per far virare l’aereo e la parte rimanente deve essere comunque in grado di controbilanciare il peso, se vogliamo che l’aereo non perda quota. Con il Timone di Profondita` possiamo fare i “loopings” ( giro della morte ) quando vogliamo, e comunque sempre contro-vento ( vengono meglio, sembrano piu` facilmente “ tondi” ); se non abbiamo un motore molto potente, ed abbiamo bisogno di acquistare prima un po` di velocita`, e` sufficiente fare prima una piccola picchiata ( piccola, mi raccomando: il comando a picchiare non si usa quasi mai, in queste fasi ). Abbiamo inoltre il comando del Motore: nelle fasi iniziali dell’addestramento ce ne possiamo anche scordare, e` quasi una preoccupazione in piu`, se l’aereo va come vi aspettate. Certo e` che, se al primo lancio vi rendete conto che il modello e` scarsamente controllabile, prima di vederlo scomparire all’orizzonte o piombare al suolo a tutto gas e` opportune levare immediatamente motore ed atterrare al meglio. Ricordatevi che anche sul comando motore avete il trim: in questo caso il trim non funziona da tutte e due le parti, come sugli altri comandi, ma solo sul minimo. Il motore dev’essere regolato in modo che con il trim in alto il minimo sia piuttosto sostenuto, con il motore sicuramente sempre in moto, in ogni condizione ed assetto del modello. Abbassando gradualmete la levetta del trim il motore cala di giri, fino a spegnersi sicuramente con il trim tutto in basso. Ripeto: Trim in Alto, motore al minimo piuttosto allegro; Trim al Centro, motore al minimo; Trim in Basso, motore sicuramente spento. Questo tipo di regolazione costituisce anche una forma di sicurezza, e per questo va osservata scrupolosamente: se, una volta o l’altra, qualcosa andasse storto, vi permettera` di salvare il modello, come pure vi aiutera` ad evitare eventuali danni a cose o persone vicino a voi. Teniamo inoltre sempre presente che non e` affatto necessario andare sempre al massimo, “a tutta manetta”, come si dice. Utilizziamo quindi il massimo dei giri al decollo, per acquistare rapidamente una quota di sicurezza, poi riduciamo un po’ il motore e regoliamo il Timone di Profondita`, tramite il relativo Trim, in modo che il modello mantenga la quota a quel regime di giri: avremo cosi` un modello piu` docile, una maggiore autonomia, faremo meno rumore con grande gioia dei vicini e potremo contare su di una riserva di potenza in caso di necessita`.

Basta, parliamo di acrobazia. Abbiamo a disposizione un modello a tre funzioni, senza alettoni: possiamo fare dell’acrobazia? Ma certamente! Intanto, utilizzando il comando del Timone di Profondita`, possiamo fare il Looping Dritto. Posizioniamoci contro-vento ad un’altezza media, davanti a noi, diamo tutto motore e cabriamo a fondo. Il modello alzera` il muso ed iniziera` una rotazione intorno all’asse orizzontale che lo portera` prima in volo rovescio e poi di nuovo dritto, dopo una rotazione di 360 gradi; a questo punto riportate al centro la leva del Profondita`. 

Facile, vero? Diciamo abbastanza, perche` tutto sommato e` difficile fare una bella figura rotonda, entrando ed uscendo alla stessa altezza e senza cambiare di direzione nel frattempo. Abbiamo dato tutto profondita` a cabrare, la prima volta; possiamo ora provare a diminuire il movimento della parte mobile, cercando di allargare il looping il piu` possible. Senz’altro riusciremo a farlo un po’ piu` grande, ma non poi tanto: ad un certo punto l’aereo perdera` velocita`, stallera` (cadra` cioe` di muso: dobbiamo stare un po’ alti, le prime volte) e si rimettera` in volo dritto per proprio conto. Bene, abbiamo trovato il diametro massimo del looping realizzabile dal nostro modello. Vediamo ora la direzione: e` facile che il modello tenda ad andare un po’ a destra o un po’ a sinistra, durante la fase di salita, a causa della coppia dell’elica, dell’effetto giroscopico e magari di un po’ di vento laterale. Tenetevi quindi pronti a correggerlo leggermente con il Direzionale. Ricordate: leggermente, tenendo anche conto che e` opportuno applicare la correzione durante la fase discendente: non c’e` molto da fare, prima, ed inoltre cosi` potrete correggere il difetto quando ormai si sara` mostrato nella sua totalita`. Provate, provate e riprovate, ed ogni volta il looping sara` piu` tondo. Quando vi sentirete maestri nel controllare due comandi contemporaneamente, potrete aggiungere una complicazione ulteriore, riducendo motore nella fase discendente, cercando cioe` di mantenere piu` o meno costante la velocita`. Una volta completato il looping riportatevi al regime normale.

A questo punto possiamo provare il Tonneau. Si tratta questa volta di una rotazione completa, di 360 gradi, intorno all’asse longitudinale, quello che passa per la Fusoliera, per intendersi. Possiamo fare un Tonneau senza alettoni?  Ebbene si`, non temete! Il nostro modello e` in grado di virare perche` la nostra ala ha le estremita` sollevate rispetto alla parte centrale, ha cioe` un po’ di “Diedro”. Insistendo nella virata il modello scendera` in spirale, fino a percorrere un giro completo. Se noi facciamo tutto questo alla massima velocita` possibile, ed iniziando con il modello che punta il muso verso l’alto, riusciremo a fare un tonneau. Prepariamoci, quindi, portandoci al solito contro-vento e piuttoso alti, questa volta. Dobbiamo acquisire la massima velocita` possible, quindi diamo tutto motore e facciamo anche una leggera picchiata. Cabriamo ora leggermente,portando il muso del modello verso l’ato, diciamo intorno ai 30 gradi, riportiamo a zero il Timone di Profondita` e diamo tutto Direzionale, indifferentemente a destra o a sinistra, e teniamo! Il modello effettuera` un tonneau, anche se lentamente e perdendo alla fine un po` di quota. Tutto sommato, questa non era poi tanto difficile. Il segreto e` di avere tanta velocita` a disposizione ed una buona dose di comando Direzionale. Appena vi sentirete in grado di farlo, per non perdere quota il segreto e` di dare un po’ di comando a picchiare quando il modello e` in volo rovescio. Il trucco e` di darne poco, ed al momento opportuno, perche` il Profondita` applicato quando il modello e` inclinato ha effetto anche sulla direzione, ed e` quindi molto facile ritrovarsi a non aver si` perso quota, ma ad uscire in una direzione non in linea con quella d’ entrata. Provare, provare, provare, come al solito, e questa volta sia a destra che a sinistra. Questa e` inoltre una figura che consiglio di fare contro-vento durante le fasi di apprendimento, in modo da avere il modello piu` a portata di mano, per cosi` dire. Una volta imparata, pero`, e` piu` di effetto se effettuata con il vento a favore: sembrera` piu` lenta, il modello percorrera` uno spazio maggiore, il tutto sara` piu` armonioso. Una volta imparato il looping ed il tonneau possiamo dire di essere a meta` dell’opera, perche` la maggior parte delle figure acrobatiche non e` altro che una combinazione di queste due figure, o parte di esse. Ad esempio, l’Immelan. E` cosi` chiamato dal nome del pilota   (di aerei veri, s’intende!) che l’ha eseguito per primo. E` costituito da ½ looping dritto seguito da ½ tonneau, ed e` un modo pratico e veloce per “tornare indietro”, anche se ad una quota diversa. Eseguendo prima il ½ looping si esce piu` in alto. Si puo` anche, seguendo la procedura prima descritta, cominciare con il tonneau e, quando siamo in volo rovescio, lasciare il Direzionale e cabrare, facendo ½  looping dritto, in modo da invertire la direzione uscendo questa volta ad una quota piu` bassa. Occorre imparare ad eseguire questa figura sia contro che a favore vento,in modo da cavarsela in entrambe le estremita` del nostro campo di volo. Le variazioni sul tema sono notevoli: se ad esempio si esagera un po’ nella cabrata nella fase in inizale del tonneau per un immelman rovescio, ci troveremo rovesciati piuttosto alti; giocando un po’ sulla dimensione del del successivo ½ looping dritto riusciremo a cambiare direzione rientrando alla stessa quota di partenza.

Prepariamo ora ad un buon atterraggio. La migliore e piu` importante utilizza-zione del comando motore (in attesa di usarlo nell’acrobazia avanzata) e` senz’altro quella della simulazione del circuito di atterraggio: sicuri che con il trim in alto il motore non si spenga, provate e riprovate la procedura.Il motore deve essere ridotto nel lato opposto a quello di base, diminuito ulteriormente nel lato corto, e portato al minimo quando siete in finale ( vedi MODELLI-SMO n.34 ); a questo punto vi dovete preoccupare fondamentalmente della di-rezione, richiamando il modello con un po’ di Profondita` a cabrare solo quando state per toccare terra. Durante le fasi di addestramento, prima del contatto con il suolo, ridate comando Motore con gradualita` e fate nuovamente quota, per nuove evoluzioni oppure per un altro circuito di avvicinamento. Ancora una volta occorreranno molte prove per raggiungere una certa padronanza del modello in queste fasi: la vostra pazienza sara` pero` ben ricompensata. Per atterrare definitivamente, consiglio di portare in posizione centrale il trim motore: in questo modo si diminuira` ulteriormente la velocita` del modello, avrete piu` tempo per pensare ed il contatto con ilsuoloavverra` in modo piu` dolce. Una volta a terra, portate il trim del Motore tutto in basso, in modo da spengere, e fatevi i soliti “quattro passi”.

Un modo piacevole per allenarsi all’atterraggio di precisione e` l’esecuzione del “Tocca-e-va”. Tutto procede come per un atterraggio vero e proprio, solo che una volta che le ruote principali hanno toccato terra si da` motore e si decolla nuovamente. All’inizio il “tocca” sara` poco piu` di un urto sulla pista, un rimbalzo incontrollato, e verra` istintivo dare di colpo tutto motore, per paura di rimanere piantati per terra; poi, rendendoci meglio conto delle velocita` in gioco, avendo raggiunto una migliore padronanza dei comandi ed una piu` completa conoscenza del comportamento e delle reazioni del modello, vi troverete a riapplicare il motore con gradualita` ed a percorrere anche lunghi tratti di pista con il modello che corre sulle sole ruote principali… A questo punto, in pieno controllo del modello tramite Direzionale, Profondita` e Motore, in grado di atterrare con precisione sulla pista, ritengo completata la fase dell’addestramento basico. Non rimane quindi che costruirsi un modello con gli alettoni e passare all’Addestramento Avanzato. Nell’attesa, ricordatevi sempre che la sicurezza non e` mai troppa, specie se andate a volare da soli     ( cosa che tanti sconsigliano! ); quindi, ad esempio, non portate mai al collo o al petto cose pendenti, che possano impigliarsi nell’elica quando mettete in moto. Quindi niente catene d’oro, collanine, medagliette, cravatte, foulards e roba del genere: il “disco” dell’elica in movimento e` gia` molto pericoloso per conto proprio, e bisogna fare molta attenzione per non infilarci inavvertita-mente una mano o un ditto. Un foulard o una catena presi nell’elica potrebbero addirittura portarvi inaspettatamente il viso vicino vicino al motore, con conseguenze facilmente immaginabili. Se quindi siete soliti usare una cinghia per tenere appeso al collo il Trasmettitore, toglietevi anche quella quando vi riposate, e non lasciatela penzoloni: non si sa mai quando potreste avvicinarvi nuovamente ad un motore in moto! top page


Pubblicato su MODELLISMO n. 39. Mag.-Giu. 1999.

ELICHE CHE PASSIONE !

Gioia e dolori dei nostri motori, giusto per fare anche un po' di rima. Per quello che ho visto sui campi di volo in tutte le parti del mondo o, per essere piu' modesti e realistici, in Italia, Francia, Inghilterra e Stati Uniti, (e perdonate se e' poco), almeno la meta' degli aeromodellisti attivi ha idee non molto chiare su quale elica e' piu' adatta per il complesso Modello/Motore che ha per le mani. Quando hanno comprato il motore hanno comprato anche un'elica o due, ma senza istruzione adeguata in merito. Se si ha la pazienza di leggere le istruzioni contenute nelle scatole dei motori si dovrebbe avere una certa panoramica della situazione, ma non sempre si ha tempo o voglia; inoltre spesso il rodaggio non viene effettuato al banco, approfittando dell'occasione per conoscere meglio il motore, e cosi' ci si ritrova sul campo col motore che va cosi' cosi', col modello che non sale, o va troppo veloce, o troppo piano, e chi piu' ne ha piu' ne metta.

Gia' che ci siamo, partiamo dall'inizio: cos' e` un'elica? Come la si identifica?

L'elica e' quell'oggetto che, fatto girare velocemente (in senso orario, guardan-do il modello da dietro) dal motore, produce una spinta verso l'avanti che fa muovere il nostro modello: questa spinta viene ottenuta dalle pale che si muovono nell'aria e funzionano come due piccole ali. In effetti, se esaminiamo da vicino la sezione della pala dell'elica, ritroviamo un profilo che va da un piano-convesso tipo Clark Y, per intenderci, ad un concavo convesso.

Le eliche possone essere costruite di vari materiali, dal piu' tradizionale Legno, purtroppo in via di estinzione, alla piu' banale Plastica, alla Fibra di Nylon, Fibra di Vetro o addirittura Fibra di Carbonio. Le marche piu' conosciute sono le americane APC e Master Airsrew; in Europa sono molto popolari le Graupner e le Robbe, ed un tempo in Italia andavano per la maggiore le Supersonic dell'Aviomodelli. L'elica e' caratterizzata da 3 numeri, che indivi-duano il Diametro, il Passo ed dal numero delle pale. Nelle normali applicazio-ni troviamo delle eliche Bi-Pala; in alcuni modelli dalle prestazioni particolari possiamo trovare delle Eliche Monopala (modelli a Volo Libero a Motore a Scoppio ed ad Elastico), e nei maxi-modelli o nelle riproduzioni possiamo trovare delle Eliche Tri- e Quadri-pala.

Parlando di normali eliche Bi-pala, sentiamo spesso dire che “...un 40 monta una 10x6...”: cosa vuol dire tutto cio'?

Intanto il “40” si riferisce alla cilindrata del motore espresso all'Americana, e cioe' in centesimi di pollice cubo; la denominazione precisa e' “.40cu.in.”, e dato che la relazione tra Pollici Cubi ( cu.in. ) e Centimetri Cubi ( cc ) e' la seguente:

1 cu. in. = 16,387 cc        ovvero                1 cc = 0,061 cu. in. ,

il .61 ( o “60”, come si dice ) e' un 10 cc, ed il nuovo BigMig .061 della Norvel e' un gioiellino da 1 cc. Con questi numeri potete fare tutti i calcoli che volete ma tra poco, per comodita', vi daro' una Tabella con i valori piu' comuni in cc e cu. in..

Torniamo alle eliche: il primo numero si riferisce al Diametro, in questo caso espresso in Pollici; dato che un Pollice e' uguale a 2,54 cm., la nostra elica ha un Diametro di 25 cm circa. Il secondo numero si riferisce al Passo, che e' il tratto ideale percorso dall'elica ‘avvitandosi” nell'aria durante un giro completo: nel nostro caso il percorso e' di 6 Pollici, cioe' di circa 15 cm. Nel Sistema Metrico Decimale, quindi, l'elica in questione si chiama 25x15, e spesso sulle eliche sono riportate entrambe le denominazioni. 

Prima di procedere oltre, eccovi la Tabella di Conversione promessa:

Cu. in.                                  cc

0.049                                    0,80

0.061                                    1,00

0.09                                      1,50

0.10                                      1,64

0.12                                      2,00

0.15                                      2,50

0.19                                      3,15

0.21                                      3,44

0.25                                      4,10

0.29                                      4,76

0.32                                      5,25

0.36                                      5,90

0.40                                      6,56

0.45                                      7,38

0.46                                      7,54

0.53                                      8,69

0.58                                      9,51

0.61                                     10,00

0.65                                     10,65

0.75                                     12,29

0.80                                     13,11

0.90                                     14,75

Penso che basti, ne ho scritti anche troppi! Ritorniamo alle nostre Eliche: conoscendo la cilindrata del motore, come scegliamo la nostra elica? Il costruttore del motore, se leggeta attentamente le istruzioni, da' una dimensione di elica da usare durante il rodaggio, ed un campo di numeri di riferimento per le eliche da montare sui modelli. Non a caso ho parlato all'inizio di “...complesso Modello/Motore...”, perche' a seconda del modello che vogliamo portare in volo l'elica puo' cambiare, ed anche di molto, pur a parita' di motore. Facciamo un esempio concreto: abbiamo a disposizione un O.S. FP .25 (cioe' un 4 cc, per intenderci nel S.M.D.), un Piper Cub di 150cm di Apertura Alare, pesante un paio di chili, grosse ruote, controventature alari, ed un Pylon Racer di circa 100cm di Apertura Alare, pesante 1,2 chili, con ruote lamellari e motore completamente carenato.

Le caratteristiche di resistenza dei due modelli, e le previste caratteristiche di volo sono diametralmente opposte: dal Piper ci apettiamo un volo lento e maestoso, e dobbiamo inoltre sollevare da terra circa due chili di peso; la velocita' massima non ci interessa, anzi.... Il Pylon, di converso, e' fatto per andare veloce, ed il suo peso e le sue linee filanti sono li' a dimostrarlo; inoltre il tipo di gara prevede una partenza da terra, la pista e' spesso in asfalto, e quindi non e' un problema se il modello e' un po' lento in accelerazione ed impiega un po' a portarsi alla velocita' di decollo.

Useremo quindi un’ Elica con un Grande Diametro e Passo Ridotto per il Piper, ed invece un'elica di Piccolo Diametro e Grande Passo per il Racer, sempre naturalmente rimanendo nell'ambito delle eliche suggerite dal costruttore del motore. Nel nostro caso, e leggo dal foglio della O.S., da 8x6 a 10x4, con 9x5 suggerita per Rodaggio ed attivita' normale: sul Piper monteremo una 10x4, e sul Pylon la 8x6. Semplice, no?

Cosa succede se sbagliamo? Nel nostro caso, con una 8x6 potremmo decollare a stento con il Piper, e vederlo comportarsi in modo marginale per tutta la durata del volo, perdendo molta velocita' in virata; di converso il Pylon, con la 10x4, avrebbe una partenza bruciante ma andrebbe molto piano!

Vi do' ora una Tabella di Riepilogo con le dimensioni tipiche di Eliche in funzione delle cilindrate piu' comuni: sono dati ricavati dalle istruzioni dei costruttori di motori e dalla mia esperienza personale.

Cilindrata (cc/cu.in.)  Rodaggio         Mod. Lento             Mod. Veloce

0.80-1,00/.049-.61    15x8                        15x8                           13x10

1,50 / .09                  18x8                        20x8                       18x10/15x12

2,50 / .15                  18x10                      20x10                      18x12/15x12

3,50 / .21                  23x10                      25x10                      23x12/18x15

4,10 / .25                  23x12                      28x10                      20x15/23x15

7,38 / .45                  28x10                      30x10                     25x15/25x18

Muovendovi in questi ambiti non potrete sbagliare, e non correrete il rischio ne' di rompre i modello ne' di sciupare il motore, facendolo girare troppo forte con un'elica troppo piccola, o surriscaldandolo facendolo girare con un'elica troppo grossa. Un ultimo esempio, tratto dalla mia personale recente esperienza: la scorsa estate (1998) ho volato con sodisfazione con un modello di 140cm. di Apertura Alare, modello di un modello, chiamato Astro-Hog Jr., su cui avevo infine montato un Thunder Tiger GP-42. Il peso del modello era di circa 1.750gr., il carico alare nell’intorno dei 55gr/dmq. “Su di un 40 si monta una 10x6” - si dice in generale, e cosi’ ho fatto all’inizio; il motore faceva 12.200 giri, il modello andava molto bene, piuttosto veloce e con discrete prestazioni in verticale. Considerando che 40 anni fa quel modello volava MOLTO piu’ piano, ho cercato di diminuire la velocita’ massima e migliorare il “verticale” con una 11x4; il risultato e’ stato interessante, ma se a terra leggevo ancora 12.200 giri, in volo orizzontale il motore girava molto piu’ veloce, dando l’impressione di far “cavitare” l’elica, perdendo quindi in efficienza. Una 11x5, girando a terra ad 11.500 giri, ha veramente ottimizzato il complesso Modello/Motore, dandomi un realistica velocita’ massima  e prestazioni verticali all’infinito!

A proposito di eliche che girano veloci, ricordiamoci che, anche se puo' sembrare impossibile, i nostri motori possono far girare le eliche cosi'